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I Funghi medicinali in natura – Schyzophyllum

5 maggio 2018

VIDEO NELLA NATURA
Direttamente dai boschi italiani il dott. Marco Passerini, titolare della ditta Goldenwave ci porta alla scoperta dei funghi che agiscono sul nostro benessere! In questo video il comune fungo che però a volte passa inosservato, è uno dei grandi degradatori di materia morta. Fungo molto diffuso, tanto che il suo nome scientifico è schizophyllum commune, contiene molecole di notevole interesse medico-scientifico.

Il 30 Settembre 2018 a Bologna si terrà il Corso di Alta formazione di Micoterapia in Medicina Integrata leggi il programma QUI

 

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I Funghi medicinali in natura – Trametes Versicolor

30 aprile 2018

VIDEO NELLA NATURA
Direttamente dai boschi italiani il dott. Marco Passerini, titolare della ditta Goldenwave ci porta alla scoperta dei funghi che agiscono sul nostro benessere! In questo video il comune fungo che però a volte passa inosservato, è uno dei grandi degradatori di materia morta. Fungo molto diffuso, tanto che il suo nome scientifico è schizophyllum commune, contiene molecole di notevole interesse medico-scientifico.

Il 30 Settembre 2018 a Bologna si terrà il Corso di Alta formazione di Micoterapia in Medicina Integrata leggi il programma QUI

 

2° Convegno di Oncologia Integrata 4 Marzo 2018 – Forum Monzani, Modena

20 gennaio 2018

www.360gradieventi.info

Convegno OIweb

Osteopatia pediatrica

20 gennaio 2018

osteonis-osteopathie-saeuglinge-kinderosteopathie“I tessuti posseggono una loro memoria” e tutto rimane impresso. Per questo è importante l’osteopatia nei bambini, perché evita che le disfunzioni si strutturino.

Da tutto il periodo di gravidanza a quello neonatale, l’osteopata può essere d’aiuto per tutti i disturbi tipici della neonatologia e della pediatria. In generale la possibilità di curare sin dalla primissima infanzia malformazioni, scompensi della struttura ossea e disfunzioni dell’apparato membranoso e legamentoso può evitare dolorosi e lunghi percorsi di cura una volta adulti.

Continua a leggere>>>> http://www.alessandravasconi.it/osteopatia_pediatrica.html

L’azione anti-cancro della Melatonina

8 gennaio 2018

IMG-WA0005 (2)Prof. Paolo Lissoni, Medico chirurgo esperto in Psiconeuroendocrinoimmunologia e in Immunoendocrinoterapia oncologica, con specializzazione nello studio della ghiandola pineale, Relatore al 2° Convegno di Oncologia Integrata , 4 Marzo 2018, Forum Monzani -Modena.

(…) L’azione anti-cancro della Melatonina (MLT) può venire aumentata dalla somministrazione concomitante di alcune piante con proprietà anti-tumorali, in particolare l’Aloe, la Mirra, la Magnolia e la Cannabis, ma la MLT rappresenta la sola molecola esistente in grado di agire su tutte le 6 fasi della progressione neoplastica:

1) pre-esistenza di uno stato di immunosoppressione (da stress, da depressione, da campi magnetici, da inversione del ritmo sonno-veglia), che determina una progressiva alterazione nel controllo psico-neuro- endocrino del sistema immunitario

2) trasformazione della singola cellula in senso neoplastico

3) alterazione delle giunzioni inter-cellulari e conseguente cambio
nella matrice inter-cellulare

4) neo-angiogenesi indotta dal cambio nella matrice inter-cellulare

5)produzione tumorale di citochine immunosoppressive

6) espressione tumorale del Fas-L, con conseguente apoptosi T linfocitaria nel caso di contatto con la cellula tumorale.

Da un punto di vista strettamente palliativo, la MLT a dosi moderatamente farmacologiche si è dimostrata efficace nel trattamento dei
seguenti sintomi della malattia neoplastica: piastrinopenia, astenia, cachessia neoplastica (per inibizione della produzione di TNF-alfa), depressione del tono dell’umore, dolore in associazione ad oppiacei o cannabinoidi, linfocitopenia e vomito anticipatorio, molto meno nella cura dell’anemia, della neutropenia, del vomito da chemioterapia e nullo nella alopecia da chemioterapia e radioterapia.

A livello sperimentale il ruolo anti-cancro della pineale e più specificatamente della MLT è noto da circa 80 anni ed a livello clinico quanto meno da quasi 50 anni, ma ciononostante il Mondo oncologico pare restare muto dinnanzi alla pineale, non solo come applicazione, ma perfino a livello di conoscenza, con le sole eccezioni rappresentate dall’URSS allorchè l’allora presidente Giuseppe Stalin nel 1947 aveva dato espressamente l’ordine di iniziare a studiare i rapporti fra pineale e cancro, dell’endocrinologo Molinatti di Torino, che nel 1954 iniziò a studiare gli effetti anti-tumorali degli estratti della pineale, del Dr Starr a Cleveland, che nel 1970 fu il primo
a studiare gli effetti anti-cancro della MLT, dopo la sua scoperta da parte di Starr attorno al 1970 ed infine dal gruppo nord-italiano- ticinese, costituito da figure quali Di Bella, Fraschini, Lissoni, Rovelli, Maestroni, Conti e Pierpaoli.

Diceva Luigi Di Bella: “La MLT non cura da sola il cancro, ma è impensabile curare il cancro senza la MLT” .

Alla luce di questi dati diventa pertanto non solo umanamente drammatica, ma scientificamente erronea e superata la distinzione fra Terapie Curative e Terapia Palliative del Cancro, dal momento che il miglior modo sia per migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici che per curare i vari sintomi è correggere le alterazioni endocrine ed immuni, presenti nel paziente oncologici ed oggi oggettivabili mediante semplice prelievo di sangue. Fino a poco tempo fa la valutazione dello stato immunitario del paziente oncologico richiedeva complesse e costose indagini di laboratorio. Recenti studi hanno invece fortunatamente dimostrato che lo stato immunitario del paziente
oncologico può venire semplicemente dedotto all’esame emocromo-citometrico dal rapporto fra linfociti e monociti (LMR), che nella norma deve essere almeno superiore a 2, correlandosi il numero dei monociti sia con il livello di infiltrazione macrofagica intra-tumorale, che stimola la proliferazione maligna, che del numero stesso dei linfociti T reg.

Ciononostante la valutazione dello stato immunitario non rientra ancora nei parametri valutativi dell’attuale Oncologia Medica. Ne consegue che concetti quali “il mettere il malato al centro” o “la personalizzazione della cura oncologica” non può ridursi alla sola relazione di empatia da avere con il paziente, né al scegliere la terapia più adeguata sulla sola espressione o non da parte tumorale di determinati markers, limitandosi pertanto a valutare il tumore e non il paziente se non come portatore passivo del suo tumore, ma devono all’opposto tradursi in una valutazione globale del paziente nella sua trinitaria identità fisico-biologica, psichica e spirituale, intendendo per analisi biologica innanzitutto l’analisi dello stato immunitario del paziente, per analisi clinica l’esplorazione del vissuto psico-sessuale del
paziente, indagabile mediante tests proiettivi quali quello di Rorshach e per indagine spirituale non la valutazione della semplice osservanza o non di una determinata religione, bensì lo stato di coscienza d’amore e fede quale affidamento all’Unità della Vita. Risulta pertanto illusorio stabilire cosa sia la qualità di vita ottimale e cosa significhi la personalizzazione della cura senza prima avere definito il tipo di
antropologia che in forma implicita sottostà sempre e comunque ad ogni atto terapeutico, se basata su una concezione negativa o positiva della natura umana, se fondata sulla natura morale e razionale dell’essere umano o su quella spirituale, se finalizzata a togliere il dolore ed a riparare o ad indurre il piacere e rigenerare il corpo e in definitiva se basata sulla armonica comunione fra Piacere sensoreo materiale e gioia spirituale vivendo il Piacere come esperienza dello Spirito, dal bicchiere di vino all’amplesso sessuale, o all’opposto sulla antitesi fra sensibilità spirituale e piacere erotico-sensoriale. Le due tematiche della Spiritualità e del Piacere devono pertanto avere accesso nella gestione clinica del paziente oncologico.

La cannabis può aiutare nella cura dei tumori? Da uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori italiani sembra proprio di sì.

7 dicembre 2017

Canapa_Oggi_Unicam_Massimo_Nabissi_ricercatore-768x538Il dottor Massimo Nabissi, ricercatore del gruppo di Patologia ed Immunologia dell’Università di Camerino, (che sarà relatore al 2° Convegno di Oncologia Integrata di Modena, il 4 Marzo 2018), si è occupato insieme al suo gruppo di ricerca di effettuare studi pre-clinici su glioblastoma e mieloma, studiando in particolare le combinazioni terapeutiche fra cannabinoidi e chemioterapici con gli eventuali effetti terapeutici o i possibili effetti tossici.

A livello pre-clinico i dati sono stati molto entusiasmanti perché hanno evidenziato che i cannabinoidi agiscono sia da soli sia in combinazione con i chemioterapici. In combinazione si ottiene un effetto antitumorale maggiore rispetto a quello riscontrato con i chemioterapici utilizzati da soli, suggerendo che una terapia combinata possa avere maggiori effetti rispetto alla terapia con i soli chemioterapici e permetterebbe di ridurre la dose dei chemioterapici stessi.

Visti i risultati incoraggianti, lo studio è stato poi portato avanti dalla OWCP (One World Cannabis Pharmaceutical), un’azienda farmaceutica biotech israelo-americana, che ha deciso di avviare la prima sperimentazione al mondo con cannabinoidi su pazienti affetti da Mieloma Multiplo, in collaborazione con il Sheba Academic Medical Center.

Sulla  rivista Oncotarget, uno studio clinico della GW Pharmaceuticals su 21 pazienti affetti da glioblastoma multiforme ha evidenziato che, grazie ad un trattamento combinato di Thc e Cbd per un anno i pazienti hanno avuto una percentuale di sopravvivenza dell’83% rispetto al 53% del placebo, con una differenza quindi del 30%.

Nonostante tutto questo in Italia l’informazione divulgativa riguardante la Cannabis terapeutica rimane ancora a un livello superficiale e spesso poco scientifica. C’è chi continua a sostenere che somministrare Cannabis per uso terapeutico equivalga a drogare i pazienti, senza considerare che esistono già diversi farmaci come le benzodiazepine, la morfina o gli oppiacei, che possono  causare dipendenza fisica e psicologica. Mentre per i farmaci cannabinoidi non viene mai indicata la dipendenza fisica e psicologica nelle possibili contro-indicazioni.

Puoi trovare il programma completo del Convegno sul sito:

http://www.360gradieventi.info/convegno-oncologia-integrata-4-marzo-2018-modena/programma/

Le iscrizioni sono già aperte! (http://www.360gradieventi.info/convegno-oncologia-integrata-4-marzo-2018-modena/acquista-il-biglietto/)

Il consumo quotidiano di tè sembra proteggere dal rischio di declino cognitivo

6 maggio 2017

Secondo uno studio condotto dal Prof. Feng Lei del Dipartimento di medicina psicologica presso la National University of Singapore’s (NUS) Yong Loo Lin School of Medicine, il tè sembra in grado di ridurre il rischio di sviluppare negli anni della vecchiaia disordini neuro-cognitivi.
Secondo le attuali conoscenze, questo beneficio a lungo termine del tè, sarebbe dovuto ai componenti presenti nelle foglie, come catechine, teanine, teaflavine, tearubigine, che hanno un potenziale antinfiammatorio e antiossidante e altre proprietà  che possono proteggere il cervello dal danno vascolare e neuro-degenerativo.

Secondo lo studio che ha coinvolto 957 cinesi anziani dai 55 anni in su, si è scoperto che il consumo regolare di tè riduce del 50% il rischio di declino cognitivo, mentre i portatori di Apolipoproteina E (ApoE) che sono geneticamente a rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer, possono giungere fino a una riduzione dell’86% del rischio di declino cognitivo. Il gruppo di ricerca avrebbe scoperto  che il ruolo neuro-protettivo del tè non è limitato solo a un particolare tipo di tè – verde, nero, oolong – purché le foglie siano state sottoposte a fermentazione.

Il gruppo di ricerca ha pubblicato i propri risultati nel December 2016 sulla rivista scientifica The Journal of Nutrition, Health & Aging.
(Science daily, March 16, 2017)

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